Giovanni Tamburelli è nato a Torino il 1° ottobre 1952 ma vive e lavora da sempre a Saluggia (Vercelli). Figlio, nipote e pronipote di fabbri, dopo gli studi grafici all’Istituto Paravia di Torino ha molto viaggiato e molto letto, affiancando costantemente alla pratica artistica l’attività di poeta. Decisiva per gli sviluppi del suo percorso artistico l’amicizia con Maurizio Corgnati.
Ha esposto in molte città italiane (Torino, Milano, Pisa, Genova, Roma…) ed estere (Parigi, Barcellona, Zurigo, Città del Messico, Lugano, Colonia…). Caratteristica della bibliografia intorno ai suoi lavori è la trasversalità che ha portato – tra gli altri – a presentare cataloghi di sue mostre scrittori come Nico Orengo, Sebastiano Vassalli, Gad Lerner e Frédérick Tristan (Prix Goncourt 1983).

Tra i critici che hanno scritto di lui si segnalano – in ambito letterario – Giorgio Calcagno, Fabrizio Dentice, Giampaolo Dossena e Lodovico Terzi, in quello artistico Gillo Dorfles e Martina Corgnati.
Ha pubblicato vari libri d’artista tra cui uno illustrato da Weiner Vaccari, uno da Victor Kastelic, uno con Gareth Fisher e uno con Aldo Mondino.
Collabora con le edizioni d’arte de Il Pulcinoelefante di Alberto Casiraghy. È presente nell’Enciclopedia dell’arte moderna Zanichelli 2004.
Nel 2011 è stato invitato alla 54. Biennale Internazionale d’Arte, nel Padiglione Italia, diretto da Vittorio Sgarbi, all’Arsenale di Venezia.
Negli anni successivi l’artista partecipa a diverse mostre importanti: nel 2013 Nel disordine delle cose alla Fondazione Tito Balestra di Longiano e Zoologia parallela alla Galleria Jannone di Milano; nel 2015 Mandrie Matte, dedicata alla serie delle Mucche avviata nel 2010, allestita nell’ex chiesa di Sant’Antonio a Fossano.
Negli anni Dieci, alla lunga produzione di opere in ferro e di pitture ad acquerello e tecnica mista, affianca anche lavori in bronzo.
Nel 2016 viene pubblicata a Torino da Allemandi la monografia Hotel du Tambour, a cura di Alessandra Ruffino, che ripercorre la vita e la carriera dell’artista e raccoglie numerosi contributi critici.
Negli ultimi anni del decennio l’artista si dedica anche alla ceramica, lavorando in un laboratorio di Albissola, e nel 2019 presenta per la prima volta queste opere in una mostra curata da Anty Pansera.
Dal 2020 Giovanni Tamburelli ha proseguito con continuità il proprio percorso artistico, intensificando l’attività espositiva e ampliando ulteriormente i linguaggi e i materiali della sua ricerca. Nel 2020 presenta a Portacomaro la mostra Non come una piuma, accompagnata da un catalogo con un testo di Goffredo Fofi, che conferma l’attenzione critica intorno al suo lavoro. Negli anni successivi continua a esporre in diverse sedi, portando avanti una produzione che comprende sculture in ferro e bronzo, ceramiche, pitture e oggetti artistici.
Tra il 2023 e il 2024 è protagonista di Mondo Tamburelli, un’ampia mostra antologica allestita nell’ex chiesa di San Francesco a Saluggia, che offre una visione complessiva del suo immaginario popolato di figure animali, forme fantastiche e riferimenti simbolici.
Nel 2024 e nel 2025 le sue opere vengono incluse anche in mostre collettive dedicate al rapporto tra natura e figura umana e in progetti espositivi legati alla tradizione della lavorazione del ferro in Piemonte, come Bestie in fucina a Mongrando e Toccaferro! a Netro.
Parallelamente all’attività espositiva, Tamburelli continua a sperimentare forme di collaborazione e interventi performativi. Nel 2025 partecipa, insieme ad Alberto Casiraghy, a un evento alla Fondazione Tito Balestra di Longiano, dove realizza dipinti dal vivo e presenta un libro di aforismi illustrato, riaffermando il legame tra parola, gesto e immagine. In questi anni l’artista consolida così una fase matura del suo percorso, caratterizzata da una forte coerenza poetica e da un dialogo costante tra scultura, pittura, ceramica e azione artistica.
Nel 2026 Tamburelli allestisce lo spazio Ciabot Almondo a Montà, con un importante progetto grafico e illustrativo dedicato all produzione vitivinicola.
